ANNO XII - &MAGAZINE - 

Bitcoin, FINMA autorizza un fondo svizzero retail a esposizione diretta

FINMA ha autorizzato un fondo di diritto svizzero, accessibile anche agli investitori retail, che investirà direttamente in Bitcoin. La decisione segna un passaggio rilevante per il mercato svizzero perché riguarda un organismo di investimento collettivo sottoposto a un perimetro regolato, non semplicemente uno strumento finanziario il cui prezzo segua quello della criptovaluta. L’autorità ha concesso al veicolo un’esenzione dai requisiti di diversificazione normalmente previsti, richiamando la lunga storia di negoziazione del Bitcoin e volumi di scambio che, secondo FINMA, risultano particolarmente elevati rispetto a quelli di altre cripto-attività.

Il prodotto rientra nella categoria svizzera degli altri fondi per investimenti alternativi con rischi particolari. La classificazione aiuta a leggere il significato dell’autorizzazione: non equivale a una certificazione della convenienza del Bitcoin né a una garanzia sul suo valore, ma definisce le condizioni entro cui un fondo concentrato su questa attività può essere costituito e distribuito. L’accessibilità agli investitori retail amplia il potenziale pubblico del veicolo; al tempo stesso, la qualificazione come investimento alternativo con rischi particolari segnala che l’esposizione richiede informazioni chiare e una valutazione attenta delle sue caratteristiche.

La novità va distinta dai prodotti legati al Bitcoin già presenti sul mercato svizzero. SIX descrive i propri ETP come titoli di debito garantiti da collateral, cioè da attività poste a garanzia, e non come fondi d’investimento collettivo. La differenza non è solo terminologica. Un fondo che detiene direttamente Bitcoin e un titolo di debito garantito, il cui valore è collegato alla criptovaluta, possono offrire all’investitore un’esposizione economica simile all’andamento dell’asset sottostante. Tuttavia, la struttura giuridica, il rapporto con l’emittente e l’organizzazione del prodotto restano differenti. L’autorizzazione di FINMA interviene precisamente sul primo modello, quello del fondo svizzero che investe direttamente nel Bitcoin.

Il punto centrale della decisione è l’esenzione dalla diversificazione. In un fondo diversificato, il patrimonio viene distribuito tra più attività o emittenti: la concentrazione su un singolo fattore di mercato risulta quindi, almeno in linea di principio, più contenuta. Nel veicolo autorizzato da FINMA, invece, l’investimento resta legato al solo Bitcoin. Ciò significa che l’andamento del fondo dipenderà in misura diretta dalle oscillazioni di un unico asset, senza la compensazione che potrebbe derivare dalla presenza di altre attività. L’esenzione riconosce le caratteristiche del mercato del Bitcoin richiamate dall’autorità, ma non cancella il rischio di concentrazione.

FINMA è esplicita su questo punto: l’approvazione non riduce il rischio di mercato proprio della criptovaluta. Anche attraverso un fondo autorizzato, un investimento in Bitcoin può perdere una parte consistente del proprio valore a causa delle forti variazioni di prezzo. È una distinzione essenziale tra il modo in cui l’investimento viene organizzato e il comportamento economico dell’attività detenuta. Regole sul veicolo, sulla custodia e sulla distribuzione possono incidere sulle tutele operative e informative; non possono rendere stabile un prezzo che rimane soggetto a oscillazioni rilevanti.

Restano poi aperti diversi aspetti pratici. FINMA non ha comunicato il nome dell’emittente, le commissioni applicabili o la data di avvio delle negoziazioni. Per chi volesse valutare il prodotto, sono informazioni tutt’altro che marginali: senza di esse non è possibile sapere quando il fondo sarà concretamente accessibile, quale sarà il costo dell’esposizione o come sarà organizzata la sua operatività. L’autorità ha inoltre segnalato che altri operatori hanno presentato o annunciato richieste per ETF su Bitcoin, senza rendere note ulteriori approvazioni. L’autorizzazione concessa non consente dunque di anticipare tempi, condizioni o caratteristiche di eventuali altri strumenti.

Un capitolo specifico riguarda la custodia delle cripto-attività. FINMA richiama le proprie linee guida, secondo cui gli istituti sottoposti a vigilanza devono disporre di competenze tecniche, infrastrutture solide e fornitori adeguatamente monitorati. La custodia non è un elemento secondario quando il fondo detiene direttamente Bitcoin: riguarda il presidio operativo degli asset e l’assetto delle responsabilità. Se l’incarico viene affidato a un soggetto esterno, l’istituto autorizzato conserva infatti la responsabilità del servizio. La delega, quindi, non trasferisce automaticamente fuori dal perimetro del soggetto vigilato gli obblighi connessi alla custodia.

Le regole richiedono inoltre che le cripto-attività dei clienti siano escluse dalla massa fallimentare del custode. La separazione è rilevante perché mira a distinguere gli asset dei clienti dal patrimonio dell’operatore nel caso di insolvenza. Si tratta di una protezione riferita alla collocazione e alla gestione delle attività custodite, non al loro prezzo: anche con una custodia organizzata secondo tali requisiti, chi investe resta esposto alla variazione di valore del Bitcoin. Confondere i due piani significherebbe attribuire alle tutele giuridiche un effetto che non hanno.

FINMA ha infine ricordato agli istituti vigilati che offrono strumenti collegati alle cripto-attività gli obblighi previsti dalla legge svizzera sui servizi finanziari, la FinSA. Le informazioni sulla volatilità e sulle possibili perdite devono essere presentate in modo chiaro. Nei casi previsti, gli intermediari devono inoltre prestare attenzione alle verifiche di appropriatezza o adeguatezza. La documentazione del fondo dovrà quindi rendere riconoscibili i rischi dell’investimento, evitando che la struttura regolata del veicolo venga scambiata per una protezione contro le perdite.

La decisione di FINMA definisce così un perimetro regolato per un fondo svizzero concentrato direttamente in Bitcoin e chiarisce la distanza rispetto agli ETP già negoziati. La sua portata concreta dipenderà anche dalle informazioni che ancora mancano, a partire da emittente, costi e avvio dell’operatività. Ciò che è già definito, invece, è il principio: struttura del prodotto, custodia e obblighi informativi possono disciplinare il modo in cui l’esposizione viene costruita e distribuita; il rischio legato al prezzo del Bitcoin rimane integralmente in capo a chi acquista il fondo.


Regno Unito: L'Alta Corte riconosce l'USDT come proprietà, una sentenza che apre nuove prospettive per le criptovalute.

In una sentenza che potrebbe segnare una svolta per il trattamento legale delle criptovalute, l'Alta Corte del Regno Unitoha riconosciuto l'USDT di Tether come proprietà ai sensi della legge inglese. Questo verdetto rappresenta una delle prime decisioni giuridiche che inquadrano una stablecoin come un vero e proprio bene tutelato. La sentenza si inserisce in un contesto di crescenti sforzi da parte del governo britannico per regolamentare e chiarire lo status giuridico delle criptovalute, un tema sempre più rilevante con la crescente adozione di questi strumenti.

Il caso di Fabrizio D’Aloia e il riconoscimento della stablecoin

La decisione è arrivata nell'ambito di una controversia legata a Fabrizio D’Aloia, un investitore che sostiene di essere stato vittima di una truffa che gli ha causato una perdita di circa 2,5 milioni di sterline in asset digitali come USDT e USDC. La truffa, orchestrata attraverso portafogli blockchain e vari exchange di criptovalute, ha sollevato questioni sulla protezione degli investitori e sulle responsabilità delle piattaforme di scambio. Sebbene l'Alta Corte non abbia accolto tutte le richieste dell’investitore contro alcuni exchange, la sentenza ha confermato il riconoscimento dell’USDT come proprietà, aprendo un precedente importante per la protezione giuridica di questi asset​.

Le implicazioni della sentenza per il settore delle criptovalute.

Questo riconoscimento giuridico potrebbe avere un impatto significativo su come le criptovalute vengono trattate nelle dispute legali e su come gli investitori possono tutelarsi in caso di truffe o frodi. Per le piattaforme di scambio che operano nel Regno Unito, la sentenza è un segnale chiaro che le loro operazioni dovranno essere conformi a normative sempre più stringenti. Le autorità britanniche stanno infatti lavorando per costruire un quadro normativo che garantisca maggiore sicurezza per gli investitori e una regolamentazione più chiara del mercato delle criptovalute​.

Un mercato più sicuro e regolamentato

Con questa sentenza, il Regno Unito si avvicina sempre più a una regolamentazione trasparente e definita delle criptovalute, fornendo maggiore fiducia agli investitori e attirando l'interesse di soggetti istituzionali. Il riconoscimento delle stablecoin come proprietà facilita la possibilità di avviare azioni legali in caso di frode e rappresenta un primo passo verso un mercato crittografico più sicuro.

L’impatto a lungo termine di questa sentenza sarà osservato da vicino dagli operatori del settore, che dovranno adattarsi alle nuove normative, non solo nel Regno Unito, ma potenzialmente anche in altre giurisdizioni che potrebbero seguire questo esempio.


L'adozione delle criptovalute in India

L'India domina l'adozione delle criptovalute per il secondo anno consecutivo, mentre l'Asia centrale e meridionale emerge come hub globale.

Per il secondo anno consecutivo, l'India si è confermata leader mondiale nell'adozione delle criptovalute, secondo il recente rapporto di Chainalysis, un'azienda leader nell'analisi blockchain. Nonostante le politiche fiscali severe e le regolamentazioni restrittive, l'India ha mantenuto la sua posizione di punta nel settore, dimostrando una resilienza notevole tra i suoi utenti di criptovalute. Il Paese continua a crescere grazie all'interesse per le tecnologie finanziarie innovative e al forte adattamento della popolazione all'economia digitale.

La top 20: l'Asia centrale e meridionale in primo piano.

Il rapporto di Chainalysis, che valuta l'adozione delle criptovalute in 151 paesi attraverso quattro categorie chiave, ha rivelato che sette dei primi venti paesi nella classifica mondiale si trovano in Asia centrale e meridionale. Oltre all'India, Paesi come Indonesia, Vietnam e Filippine hanno registrato un aumento significativo nell'adozione di criptovalute, spinti da una crescente digitalizzazione e dall'uso di tecnologie blockchain nei servizi finanziari decentralizzati (DeFi). Questa regione sta diventando rapidamente un polo cruciale per le valute digitali, grazie anche all'alta percentuale di popolazione giovane e connessa, che ha adottato le criptovalute per risolvere problemi economici tradizionali, come l'accesso limitato ai servizi bancari.

Il contesto normativo in India

Nonostante il suo primato, l'India ha affrontato una regolamentazione stringente sin dal 2018, quando il governo ha iniziato a introdurre una serie di norme volte a limitare l'uso delle criptovalute, culminando con il blocco di operatori offshore non conformi nel dicembre 2023. Le elevate imposte sulle transazioni crittografiche e le rigide leggi antiriciclaggio hanno reso il trading più complicato per gli investitori, ma non hanno impedito al settore di prosperare. La finanza decentralizzata e i mercati di scambio centralizzati hanno consentito ai cittadini di continuare a partecipare al mercato crittografico, trovando modi legali per superare le restrizioni imposte​.

Le ragioni della leadership indiana

L'adozione diffusa delle criptovalute in India può essere attribuita a diversi fattori chiave. In particolare, la crescente domanda di servizi finanziari digitali ha reso le criptovalute una soluzione attraente per una popolazione con un accesso limitato ai servizi bancari tradizionali. Inoltre, la rapida diffusione degli smartphone e dell'accesso a internet ha facilitato l'uso delle criptovalute anche nelle aree rurali. Eric Jardine, capo della ricerca di Chainalysis, ha sottolineato che molti nuovi investitori indiani hanno partecipato al mercato utilizzando piattaforme che non erano vietate, dimostrando una forte resilienza nonostante le restrizioni governative.

L'ascesa dell'Asia centrale e meridionale

Il successo dell'India riflette un trend più ampio in tutta l'Asia centrale e meridionale. Paesi come Vietnam e Filippinehanno visto un'enorme crescita nel settore DeFi, con un numero crescente di utenti che si affidano a piattaforme decentralizzate per accedere a prestiti, investimenti e transazioni. In Vietnam, la tecnologia blockchain è stata ampiamente adottata grazie a investimenti esteri e a una popolazione giovane e appassionata di tecnologia, mentre nelle Filippine, le criptovalute sono diventate uno strumento essenziale per le rimesse internazionali, particolarmente tra i lavoratori emigrati​.

Un futuro promettente per l'Asia

Nonostante le sfide regolamentari, l'adozione delle criptovalute nella regione sembra destinata a crescere ulteriormente. Paesi come l'India continuano a sviluppare infrastrutture digitali solide, e l'interesse per le tecnologie finanziarie innovative è in costante aumento. Tuttavia, il futuro del settore dipenderà anche dalla capacità dei governi locali di creare un quadro normativo che equilibri l'innovazione tecnologica con la protezione degli investitori e la lotta alle frodi.

Conclusioni

L'India rimane saldamente in testa nell'adozione delle criptovalute, dimostrando che, nonostante le rigide normative, il mercato crittografico può prosperare in un contesto di forte domanda e innovazione tecnologica. Con sette paesi asiatici nella top 20 mondiale, l'Asia centrale e meridionale si conferma una regione chiave per il futuro delle criptovalute, con opportunità di crescita e sviluppo in rapida espansione.


La Cina introduce un piano di sostegno per il settore immobiliare: un intervento risolutivo?

La Cina ha recentemente varato un piano ambizioso per contrastare la crisi del settore immobiliare, un pilastro dell'economia nazionale che negli ultimi anni ha subito un crollo significativo. Tra le misure principali, il governo ha previsto che le autorità locali possano acquistare le abitazioni invendute e completare i progetti edilizi sospesi, allo scopo di rilanciare un mercato immobiliare afflitto da un eccesso di offerta e una diminuzione della domanda.

Le nuove misure di Pechino

Le nuove politiche annunciate prevedono che le autorità locali possano acquisire immobili invenduti per destinarli ad alloggi a prezzi accessibili. In aggiunta, il governo ha abbassato i requisiti per i mutui immobiliari, riducendo il contributo minimo per l’acquisto della prima casa al 15% e per la seconda casa al 25%, al fine di stimolare la domanda.

Il governo centrale spera che queste misure possano contenere la crisi immobiliare, ma gli analisti restano scettici sulla loro efficacia a lungo termine. Secondo esperti del settore, queste misure potranno alleviare temporaneamente i problemi di liquidità degli sviluppatori, ma non risolveranno le questioni strutturali che affliggono il mercato.

La sfida delle amministrazioni locali

Uno degli ostacoli principali all'implementazione di questo piano è rappresentato dalle difficoltà economiche che molte città stanno affrontando. Molti governi locali, gravati da debiti elevati e con entrate fiscali ridotte, sono riluttanti ad acquistare case invendute, soprattutto a causa delle previsioni di ulteriori cali dei prezzi. Le stime indicano che i prezzi potrebbero scendere di un ulteriore 30% nelle principali città prima di stabilizzarsi​. Di conseguenza, solo il 29% delle città ha effettivamente aderito al piano, nonostante le pressioni di Pechino​. Inoltre, le rendite immobiliari sono generalmente basse: nelle città di prima fascia, il rendimento medio degli affitti è stato solo dell'1,4% nel 2023, rendendo l'acquisto di immobili un investimento poco attraente per le autorità locali​.

Sostegno alla liquidità degli sviluppatori

Per affrontare le difficoltà finanziarie degli sviluppatori immobiliari, il governo ha introdotto un piano di estensione dei prestiti per 12 mesi, mirato a migliorare la liquidità e facilitare il completamento dei progetti in stallo. Questa misura si rivolge principalmente agli sviluppatori privati di qualità superiore, i quali potranno accedere più facilmente ai mercati obbligazionari interni e ai finanziamenti per la costruzione​. Tuttavia, nonostante questi interventi, circa 50 sviluppatori cinesi hanno già fatto default su oltre 100 miliardi di dollari di obbligazioni offshore, e le prospettive di recupero per molti di loro restano limitate. La mancanza di fiducia dei consumatori e la domanda debole continuano a rappresentare un grande ostacolo per la ripresa del settore.

Conclusioni

Il piano di Pechino per salvare il settore immobiliare rappresenta un tentativo significativo di affrontare una crisi profonda e complessa. Tuttavia, l'attuazione del piano è stata lenta, e molte delle misure annunciate rischiano di non essere sufficienti a risolvere le problematiche strutturali. Il successo di questo intervento dipenderà dalla capacità del governo di incentivare una ripresa della domanda immobiliare e di risolvere le difficoltà finanziarie degli sviluppatori. La crisi immobiliare cinese sembra destinata a proseguire nel medio termine, e solo un'azione più incisiva potrà riportare stabilità al settore​.


Taiwan: Stati Uniti approva una legge per contrastare l’aggressione cinese

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il Taiwan Conflict Deterrence Act, un disegno di legge bipartisan mirato a dissuadere la Cina dall'intraprendere azioni militari contro Taiwan. La legge, proposta a gennaio 2023 dai deputati French Hill (repubblicano) e Brad Sherman (democratico), prevede misure economiche e finanziarie volte a colpire direttamente i leader del Partito comunista cinese in caso di aggressione militare contro l’isola.

Il cuore della legislazione è la minaccia di pubblicare i beni illeciti dei funzionari di alto livello del governo cinese, inclusi i dettagli sui conti correnti e sugli istituti finanziari coinvolti. Il disegno di legge propone anche restrizioni sui servizi finanziari per i parenti stretti di tali funzionari. Queste misure puntano a colpire direttamente gli interessi personali e finanziari dell'élite cinese, con l'obiettivo di dissuadere un’azione militare su Taiwan.

La strategia finanziaria per scoraggiare Pechino

Secondo quanto dichiarato dal deputato French Hill durante la presentazione del disegno di legge alla Camera, la pubblicazione di questi beni illeciti potrebbe esporre la corruzione tra i membri più anziani del governo cinese e minare il consenso interno del Partito comunista. Hill ha sottolineato che il riconoscimento diplomatico della Cina da parte degli Stati Uniti nel 1979 era basato sull'impegno di risolvere la questione di Taiwan con mezzi pacifici. Qualsiasi mossa aggressiva, inclusa l’eventualità di un blocco dell'isola, rappresenterebbe una minaccia alla stabilità e alla sicurezza nella regione indo-pacifica.

Hill ha poi aggiunto: “Se la Cina scegliesse di attaccare il popolo libero di Taiwan, il segretario del Tesoro dovrebbe rivelare i beni illeciti dei leader cinesi, mostrando al popolo cinese come tali funzionari abbiano accumulato ricchezze smisurate lavorando per il governo”. Questa strategia mira a far emergere le disuguaglianze economiche interne alla Cina, dove molti cittadini lottano con il debito e la mancanza di una rete di sicurezza sociale.

La reazione di Taiwan

Il ministro degli Esteri taiwanese, Lin Chia-lung, ha espresso gratitudine per l'approvazione della legge, definendola un modo creativo per contrastare l'aggressione militare cinese. Secondo Lin, il Taiwan Conflict Deterrence Act rappresenta uno strumento fondamentale per preservare la pace nella regione indo-pacifica e la stabilità tra le due sponde dello Stretto di Taiwan, una delle aree più sensibili a livello geopolitico. Il ministro ha inoltre sottolineato come la cooperazione tra Taiwan e gli Stati Uniti sia essenziale per contrastare l'espansione dell'influenza cinese​.

Un disegno di legge simbolico ma concreto

Il Taiwan Conflict Deterrence Act non vuole essere una dichiarazione di guerra contro la Cina, ma piuttosto un avvertimento rivolto ai leader cinesi affinché riflettano attentamente sulle conseguenze di un'azione militare contro Taiwan. Il disegno di legge è simbolico, ma rappresenta un passo concreto nella crescente tensione tra Pechino e Washington. La Cina, da parte sua, ha reiterato più volte che considera Taiwan parte integrante del suo territorio e ha criticato aspramente qualsiasi ingerenza esterna nei suoi affari interni​.

L'approvazione di questa legge da parte della Camera dei rappresentanti statunitense segna un ulteriore sviluppo nelle dinamiche di deterrenza economica e politica tra Stati Uniti e Cina, una partita delicata che si gioca sul filo dell'equilibrio geopolitico nella regione indo-pacifica.


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